Le piastrine multifunzionali in montagna
A cura della Commissione Lombarda Materiali e Tecniche

PREMESSA

Le piastrine multiuso stanno subendo una forte espansione dovuta alla praticità d’utilizzo, alla loro versatilità ed al peso molto ridotto. Esse traggono origine da alcuni attrezzi meccanici comparsi negli anni ‘70 e finalizzati alle calate in corda doppia o alle manovre d’assicurazione (ad esempio: la piastrina Sticht). Non mancano riferimenti in altri attrezzi quali il Robot che, a sua volta, altro non è altro che una razionalizzazione del freno moschettone con l’aggiunta di una funzione decisamente importante come il bloccaggio delle corde. Gli alpinisti, dimostrando fantasia, hanno esteso l’utilizzo di questi attrezzi al di là delle loro finalità iniziali, come ad esempio nel caso del recupero di un secondo di cordata o, meglio ancora, di due. L’aggiunta di queste nuove funzioni, l’eliminazione di alcuni inconvenienti e la capacità innovativa di alcuni costruttori hanno portato alle attuali piastrine multifunzionali, utilizzate oggi da alpinisti ed arrampicatori sia nelle comuni manovre di progressione in salita e in discesa che nelle più complesse manovre di soccorso.


ALCUNE PRECISAZIONI

Oggi in commercio esistono alcuni tipi di piastrine la cui differenza consiste soprattutto nella presenza evidente di una costolatura, pensata per agevolare la manovrabilità delle corde nel recupero di due secondi di cordata, in rilievo rispetto al piano e collocata da una sola parte, posta tra le due feritoie in cui sono passate le corde. Altre differenze quali la larghezza della feritoia, il raggio di raccordo della stessa ed altre ancora, sono meno apparenti ma concorrono anch'esse a determinare la funzionalità dell'attrezzo.



Fig. 1


Per maggior comprensione del testo che segue vale la pena dare le seguenti definizioni:

  • si definisce freno la piastrina quando funziona come discensore (non si consiglia il suo impiego - come freno - per l’assicurazione al primo di cordata);
  • si definisce bloccante la piastrina quando è utilizzata nella funzione di recupero.
    Pur non essendo questa la sede per spiegare esaurientemente il funzionamento dell'attrezzo, per maggior chiarezza ne menzioniamo le applicazioni più comuni:
  • come freno nelle calate a corda doppia (foto n° 1);
  • come bloccante nel recupero del secondo di cordata con corda singola (foto n° 2) o dei due secondi di cordata con due mezze corde (foto n° 3) (l’attrezzo non deve essere utilizzato nel caso si presenti il pericolo di sensibili “pendoli” come ad es. nella progressione in traversata o in diagonale);
  • come bloccante monodirezionale in una serie ampia di manovre di autosoccorso con il grande vantaggio, rispetto ai ben noti bloccanti fatti con i cordini, di essere rigido e di non perdere tratti di corda faticosamente recuperata (foto n° 4).


Fig. 2


LE MOTIVAZIONI DELLO STUDIO

Soprattutto con riferimento alla funzione di bloccante nel recupero di due secondi di cordata, la Commissione Lombarda per i Materiali e le Tecniche (CLMT), in sintonia con l’omonima Commissione Centrale, ha sentito il dovere di fare luce su sensazioni e preoccupazioni, circolanti nel mondo dell’alpinismo, che potevano creare incertezze sull’utilizzo di un attrezzo così versatile.
In quest’ottica si sono individuate le seguenti aree d'intervento:

- La funzionalità dell’attrezzo
Oggetto di verifica funzionale è stato specialmente l’utilizzo della piastrina multifunzionale durante il recupero di uno o due secondi di cordata.
I punti degni di attenzione relativi a questa manovra sono stati:
o l’utilizzo di corde intere o mezze corde (uno o due secondi);
o la possibilità, con corde usate singolarmente specie se di diametro ridotto, che la corda si “giri” nell'asola trasformando la funzionalità dell’attrezzo da bloccante a freno;
o la presunta impossibilità, nel caso di piastrina con costolatura utilizzata con il moschettone in appoggio sulla stessa, di controllare una corda qualora l’altra sia sottoposta a carico (corrisponde alla situazione in cui un secondo di cordata, “appeso” a una corda, precluda la possibilità di bloccare l’eventuale caduta dell’altro).
- Gli effetti indesiderati sulle corde
Esisteva il dubbio che l’attrezzo, usato come bloccante, sottoposto a un carico elevato (a maggior ragione se applicato dinamicamente) potesse portare a grave danneggiamento (addirittura al taglio) delle corde. Si ipotizzava infatti che questo caso potesse verificarsi nella pratica (ad esempio qualora il secondo di cordata fosse coinvolto in un volo con corda lasca o in una caduta “a pendolo”), generando, in entrambi i casi, una forza che potrebbe essere di parecchie centinaia di chilogrammi.



Fig. 3


LE PROVE ESEGUITE

Sulla base delle problematiche sopra elencate, la CLMT ha messo in atto un'ampia serie di prove (statiche, dinamiche e funzionali) realizzate presso l’Istituto Tecnico “Cardano” di Pavia ed i laboratori della Ditta KONG.
Le osservazioni ed i risultati ottenuti sono esposti nelle tabelle seguenti che riportano, per necessità di spazio, solo le indicazioni più significative con i relativi valori medi derivati, appunto, dalle numerose prove eseguite.

Comportamento statico
Le prove statiche sono state eseguite utilizzando la piastrina come bloccante (situazione di recupero del secondo di cordata); in laboratorio è stata utilizzata una macchina per trazione lenta che, con l’aumento graduale del carico, ha permesso di verificare il comportamento statico dell’attrezzo.
La sintesi dei risultati ottenuti è riportata in Tab. 1; i valori indicati riguardano rispettivamente le piastrine NEW ALP e KONG “GI-GI”, quest’ultima utilizzata sia sul lato con costolatura sia su quello piano.


 
 
Piastrina multifunzionale - PROVE STATICHE - (Utilizzo come bloccante)
TIPO PIASTRINA N°
PROVA
CORDA
POSIZIONE:
- CORDA
- MOSCHETTONE
 
CARICO
SCORRIMENTO
CONTINUO
( daN )
COMMENTI
NEW ALP
1
½ semplice
ripassata / moschettone come da manuale
(foto n° 2)
270
corda nella feritoia corta
NEW ALP
2
intera
ripassata / moschettone come da manuale
(foto n° 2)
500
corda nella feritoia corta
KONG
GI-GI
3
½ semplice
non ripassata / appoggio su costolatura
240

KONG
GI-GI
4
½ semplice
non ripassata / appoggio su parte piana
110

KONG
GI-GI
5
intera
non ripassata / appoggio su parte piana
-
ribaltamento a freno
KONG
GI-GI
6
intera
non ripassata / appoggio su costolatura
620

 

Tab. 1


Come si può notare dalla Tab. 1, un comportamento anomalo si è verificato nella prova n° 5 in cui, pur operando con corda intera, l’asola di corda posizionata nella feritoia si è “girata” commutando la piastrina in assetto di freno anziché di bloccante; si noti che in questo caso la corda non era ripassata nel moschettone, come è invece chiaramente indicato nelle normative d’impiego delle relative piastrine. In altri casi (prove n° 3 e n° 4), pur trattandosi di mezza corda non ripassata e di moschettone posizionato sulla costola della piastrina, questo comportamento non si è verificato.
Va comunque rilevato che in nessun caso si è evidenziato un danneggiamento della corda, nemmeno sulla calza esterna, né tantomeno una tranciatura della stessa come, secondo alcuni dubbi, si poteva ipotizzare.



Fig. 4



Comportamento dinamico delle piastrine
Una serie di prove sono state realizzate in condizioni dinamiche con il carico applicato mediante la massa cadente di un apparecchio Dodero presso la Ditta KONG.
Tutte le prove sono state eseguite con un fattore di caduta = 1 simulando il caso peggiore cui possa essere ragionevolmente soggetta la piastrina: questo caso corrisponde alla situazione pratica di caduta di un secondo di cordata appena arrivato in sosta (con ansa di corda lasca). Un fattore di caduta superiore ad 1 corrisponderebbe al caso di assicurazione a un capocordata, situazione in cui la piastrina, non potendo funzionare come freno, non deve essere assolutamente utilizzata.
Ancora, allo scopo di avere risultati comparabili, lo spezzone di corda utilizzato, di lunghezza pari a 4 metri, è stato sostituito ad ogni prova. Per tutti i casi, se non diversamente indicato, il moschettone (tipo HMS a sezione tonda) è stato posizionato in modo da essere caricato dalla corda in corrispondenza del suo asse maggiore dalla parte opposta al dito. La massa di caduta utilizzata era pari a 84 kg. I valori medi delle prove più indicative sono riportati in Tab. 2.


 
 
Piastrina multifunzionale - PROVE DINAMICHE al Dodero - (Utilizzo come bloccante)
TIPO PIASTRINA N°
PROVA
CORDA
POSIZIONE:
- CORDA
- MOSCHETTONE
CARICO MASSIMO
( daN )
 
SCORRIMENTO
( cm )
COMMENTI
KONG
GI-GI
1
intera
su costola ripassato
508
36
la corda si è girata nella piastrina
KONG
GI-GI
2
intera
su costola non ripassata
618
18

KONG
GI-GI
3
intera
parte piana
ripassata
682
6

KONG
GI-GI
4
intera
parte piana non ripassata
530
22
il moschettone non ribalta
KONG
GI-GI
5
½ semplice
parte piana
ripassata
270
128

KONG
GI-GI
6
½ semplice
parte piana non ripassata
227
174

 

Tab. 2


Nella prova n° 1 si è verificato un funzionamento anomalo: con corda intera, questa si gira in posizione di freno. Si è rilevata inoltre una certa dispersione nei carichi applicati, legata essenzialmente a differenti livelli di strizione dei nodi, che comunque non inficia i risultati visto il tipo di informazione ricercato. Nelle prove dinamiche si rileva l’entità notevole dello scorrimento, a conferma di quanto già evidenziato dalle prove statiche; questo scorrimento diventa ancor più rilevante nel caso di mezza corda; è da sottolineare comunque che gli scorrimenti sono stati misurati in assenza di un’azione di trattenimento (ovvero con nessuna forza applicata alla corda a monte della piastrina ) a dimostrazione ulteriore di come sia erroneo considerare la piastrina, col moschettone inserito per il funzionamento di bloccaggio, come freno per assicurare il capocordata.
A causa della dinamicità dell’applicazione del carico, si sono raggiunti carichi più alti che non nelle prove statiche in cui lo scorrimento limitava i valori del carico. Anche in queste prove dinamiche, come in quelle statiche, non si è verificato un danneggiamento apprezzabile nella corda né tantomeno il suo tranciamento.


Comportamento funzionale delle piastrine

Con queste prove realizzate su un muro di arrampicata indoor è stata verificata, attraverso una serie di cadute reali, la situazione funzionale delle piastrine utilizzate durante il recupero simultaneo dei due secondi di cordata (cordata a tre).
La sintesi dei risultati ottenuti è riportata in Tab. 3; i valori indicati riguardano rispettivamente le piastrine KONG “GI-GI”, NEW ALP e SALEWA (la 1a e la 3a utilizzate sia sul lato con costolatura sia su quello piano).
Le prove sono state eseguite con voli con fattore di caduta = 1 verificando, in modo particolare, la possibilità di bloccaggio della corda del secondo quando il suo compagno gravava passivamente sulla piastrina.
In altre parole, si è voluto analizzare lo stato di sicurezza in cui si viene a trovare uno dei due secondi di cordata in fase di recupero quando la seconda corda passante nella piastrina fosse sotto carico (situazione riscontrabile quando un alpinista sia volato mentre il compagno continua a salire fino alla sosta). Queste prove sono state eseguite utilizzando corde di vario tipo e con stuntmen di diverso peso cambiando, di volta in volta, la posizione di chi grava e di chi cade; non è stata applicata nessuna forza di trattenimento da parte dell’assicuratore. Chi cadeva era assicurato da una corda di sicurezza perciò, quando in Tab. 3, nelle osservazioni, si legge “fino a fine corsa”, si intende che lo scorrimento nella piastrina veniva arrestato solo dall’entrata in tensione della corda di sicurezza.


 
 
Piastrina multifunzionale - PROVE FUNZIONALI - (Recupero di due secondi di cordata)
N° della prova
TIPO PIASTRINA
Grava
Salta
COMMENTI
Peso
(Kg)
Tipo
corda
 
Peso
(Kg)
Tipo
corda
1
KONG
GI-GI
su costola
90
Intera
67
Mezza
non blocca: chi cade scorre fino a fine corsa
2
90
Mezza
77
Mezza
non blocca: chi cade scorre fino a fine corsa
3
67
Mezza
90
Intera
blocca quasi istantaneamente
4
80
Mezza
60
Intera
blocca dopo 10 cm di scorrimento
5
KONG
GI-GI
lato piatto
67
Mezza
77
Mezza
non blocca: chi cade scorre fino a fine corsa
6
67
Intera
77
Mezza
non blocca: chi cade scorre fino a fine corsa
7
90
Intera
75
Mezza
non blocca: chi cade scorre fino a fine corsa
8
NEW ALP
90
Mezza
75
Mezza
non blocca: chi cade scorre fino a fine corsa
9
67
Mezza
77
Mezza
chi cade scorre 90 cm poi si blocca
10
SALEWA
su costola
75
Mezza
77
Mezza
non blocca: chi cade scorre fino a fine corsa
11
SALEWA
lato piatto
75
Intera
72
Mezza
non blocca: chi cade scorre fino a fine corsa
 

Tab. 3



Come premesso, in tabella compare la sintesi delle prove più significative che simulano l’utilizzo delle piastrine multifunzionali in una cordata a tre. Si ribadisce che la sollecitazione veniva prodotta attuando dei “voli” con fattore di caduta = 1 e di lunghezza pari a 3 m. Questa situazione rappresenta un caso abbastanza limite comunque ipotizzabile nella pratica alpinistica. Di entità ben inferiore sono le sollecitazioni esercitate sulla piastrina dall’alpinista che va a gravare gradualmente senza subire una caduta.
Con fattore di caduta pari ad 1 (variando il tipo di corda, la differenza di peso fra stuntman che grava ed il compagno che cade ed il modello della piastrina), si verificano comportamenti a volte incerti: nella maggior parte dei casi si osserva il verificarsi dello scorrimento della corda, evento che non permette di considerare la piastrina un autobloccante automatico in assoluto. Precisiamo subito che in tutti i casi basta una modesta azione di trattenimento per impedire o arrestare lo scorrimento.


LE CONCLUSIONI

Per chi non è appassionato di tabelle e dati ma preferisce, come fruitore, far riferimento a consigli più direttamente spendibili, riassumiamo quanto segue:

- Sia nelle prove statiche sia in quelle dinamiche (anche con sollecitazioni elevate) mai si è notato danneggiamento significativo della corda né tanto meno il taglio della stessa.

- Quando la piastrina viene usata come bloccante lo scorrimento accertato della corda (nelle prove effettuate mai, in ogni caso, impedito da una forza di trattenimento), non giustifica in nessun caso l’uso della stessa per un’assicurazione dinamica del primo di cordata.

- Come dimostrato dalle prove statiche e dinamiche condotte al Dodero, durante il recupero di un solo secondo di cordata può capitare che la corda si giri nell’asola trasformando la piastrina da posizione di bloccante a quella di freno; quest’evento può avvenire in modo aleatorio e fra i fattori che lo determinano sicuramente concorre il diametro della corda e la larghezza dell’asola. Ragionevolmente si può pensare che solo con corde aventi diametro prossimo agli 11 mm non si presenti questo inconveniente che, come indicato da alcune prove riportate nelle tabelle, risulta determinato da un comportamento aleatorio. Per la massima sicurezza conviene ripassare la corda nel moschettone (foto n° 2) - oppure, agganciare il moschettone a quello di sosta in modo d’impedirne la rotazione -; quanto esposto va eseguito obbligatoriamente in presenza di corde sottili.

- Come discensore la piastrina si utilizza con moschettone a ghiera in appoggio sulla faccia piana (senza costolatura); utilizzando due mezze corde risulta conveniente inserire due moschettoni appaiati (foto n° 1). Si ricorda che nella discesa a corda doppia va usato sempre un autobloccante.

- Nel recupero simultaneo dei due secondi, quando uno grava e l’altro si trova accidentalmente a cadere, può avvenire lo scorrimento della corda se questa non viene trattenuta. Le prove funzionali indicano che tale scorrimento non è imputabile alla sola costolatura ma a vari fattori; tra questi, il rapporto dei pesi gioca un ruolo importante (se chi grava è decisamente più pesante di chi cade, la piastrina non blocca e viceversa). Il diametro della corda, la larghezza della feritoia ed altri fattori, concorrono comunque a determinare il funzionamento dell’attrezzo. A valle di queste osservazioni si può affermare che la piastrina non deve essere considerata un autobloccante automatico in assoluto ma va manovrata garantendo sempre l’azione di trattenimento della corda (basta infatti una modesta forza di trattenimento per impedire o arrestare lo scorrimento della corda in qualsiasi situazione di utilizzo come bloccante).

Per concludere, la piastrina, a valle della serie di prove effettuate, ha confermato la sua validità come attrezzo multiuso. Chiarendone gli aspetti applicativi, si spera di aver contribuito a cancellare le incertezze che circolavano nel mondo dell’alpinismo e dell’arrampicata, principali motivazioni del presente lavoro.

Pavia - aprile 2001 Vittorio Bedogni (CLMT - Sez. CAI Legnano)

Elio Guastalli (CLMT - Sez. CAI Pavia)


Hanno partecipato ai lavori: Chiappa Roberto, Garbi Gilberto, Lambri Franco, Landreani Gianluigi, Spinolo Giorgio
(CLMT) e Romagnoli Paolo;
un particolare ringraziamento a Giuliano Bressan e Carlo Zanantoni (CCMT).

Si ringrazia la Ditta KONG per la gentile disponibilità concessaci.