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Nuove attrezzature della Commissione Materiali e Tecniche
per studi sulle corde dinamiche per alpinismo
A cura di Claudio Melchiorri, Patrizio Casavola, Carlo Zanantoni
- Commissione Materiali e Tecniche
Una premessa.
Si è detto tanto sulla corda, questo importante elemento
della cosiddetta catena di assicurazione, che ci lega alla
parete quando arrampichiamo su roccia o su ghiaccio. I corsi
delle Scuole del CAI, le pubblicazioni e le informazioni delle
case produttrici ci hanno spiegato che, salvo per usi speciali
(corde “statiche” per speleologia e soccorso alpino,
cordini statici per le soste, ecc.), le corde devono essere
“dinamiche”, cioè capaci di deformarsi
tanto da assorbire senza generare troppa tensione l’energia
di qualsiasi caduta di un primo di cordata. Ci hanno informato
che esistono l’apparecchio DODERO per la prova dinamica
delle corde e le Norme UIAA - EN. Queste prevedono un valore
massimo della forza di arresto ed un numero minimo di voli
che le corde devono sostenere al DODERO.
Non si parla (per le corde dinamiche) della resistenza a
trazione lenta. Questa di solito si chiama statica, per mettere
in evidenza la sua differenza rispetto alle prove a shock
effettuate mediante la caduta di una massa al DODERO. I motivi
della scarsa attenzione alla resistenza statica sono stati,
storicamente, due:
- si è desiderato, fin dagli anni ’50 del secolo
scorso, sottoporre la corda ad una prova dinamica, non troppo
dissimile da quella che la corda potrà essere chiamata
a sostenere in montagna;
- una corda che dà risultati soddisfacenti al DODERO
(cioè nella prova di interesse diretto per l’alpinista)
risulta evidentemente sollecitata al di sotto del suo carico
di rottura (su spigolo arrotondato!). Anche se probabilmente
il dato non è molto noto agli alpinisti, per le corde
in nylon il carico di rottura dinamico è sostanzialmente
comparabile con quello statico. Per le corde dinamiche (singole)
il carico di rottura statico è circa di 2400 daN (1daN
vale circa un kilogrammo-peso); considerando quindi anche
i fattori di riduzione della resistenza dovuti al nodo e al
passaggio nel moschettone (quest’ultimo in particolare
risulta, di fatto, il più critico, poiché la
corda si rompe, al Dodero, sempre in prossimità dell’orifizio,
che simula un moschettone classico), la resistenza della corda
risulta in ogni caso superiore al massimo sforzo di arresto
generato al DODERO secondo le norme: 1200 daN. Ricordiamo
anche che la corda deve resistere a non meno di cinque voli,
cosa che accresce ulteriormente il margine di sicurezza.
Bisogna ammettere che le riflessioni ora esposte portano a
riconoscere una certa prossimità fra i due criteri,
statico e dinamico; c’è, infatti, chi sostiene
che si potrebbe considerare una prova statica anche per corde
nuove. Senza entrare nel merito della cosa, ci limitiamo qui
a dire che la prova statica acquista senz’altro più
interesse per prove su corde usurate, come esposto nel seguito.
E` opportuno precisare che, oltre alla resistenza da nuova,
ci sono altre caratteristiche delle corde, di importanza forse
non così immediatamente percepibile, che vale la pena
di conoscere e studiare per garantirci la sicurezza necessaria
nella nostra attività in montagna. Tra questi principalmente
gli effetti dell’usura, dovuta in gran parte allo sfregamento
della corda su roccia e moschettoni e alla polvere assorbita
[1-7]; notevole importanza hanno inoltre anche gli effetti
della radiazione ultravioletta e quelli del contenuto d’acqua
[8-10].
Fino ad oggi la resistenza delle corde dinamiche, sia nuove
che degradate dall’uso, è stata valutata in base
al numero di cadute “standard” sostenute al DODERO;
la riduzione delle prestazioni della corda usurata si è
misurata di solito come rapporto fra il numero di cadute sostenute
e quello relativo alla corda nuova.
Le macchine qui descritte sono state concepite principalmente
allo scopo di trovare una misura soddisfacente dell’usura.
Potrà sembrare eccessivo l’impegno della nostra
Commissione a questo riguardo; si rifletta allora sul fatto
che chiarire questo problema può avere influenza sulle
norme relative alle proprietà delle corde e, di conseguenza,
sulla qualità delle corde prodotte. E’ dunque
ancora sempre della sicurezza dell’alpinista che ci
si occupa.
Il numero di cadute standard al DODERO, sostenute a corda
bloccata passante su uno spigolo arrotondato, non è
certo un modo esente da critiche per “misurare”
la resistenza di una corda; lo si potrebbe definire un “indice”
della resistenza a rottura in condizioni reali; il lettore,
riflettendo, se ne renderà facilmente conto. Questa
non è la sede in cui si possa discutere ampiamente
questo problema complesso e non ancora soddisfacentemente
risolto. Ci limitiamo a dire che per la corda nuova il numero
di cadute al DODERO sembra ai più un dato abbastanza
significativo; la critica che più spesso gli si fa
è che nell’uso in montagna le corde si rompono
praticamente soltanto su spigoli vivi di roccia. Questa critica
appare ancor più significativa quando si tratti di
valutare la resistenza residua di una corda usurata. Però
la prova DODERO su spigolo vivo (a lungo studiata dalla nostra
Commissione) presenta seri problemi, fra cui quello di non
consentire un numero di cadute standard abbastanza elevato
da poter essere considerato una sorta di “misura”
della resistenza della corda. Per evitare questo inconveniente,
si potrebbero effettuare cadute a fattore di caduta ridotto;
resterebbe però, a parte i dubbi sul significato della
prova, il problema che ogni prova richiederebbe molto tempo,
(dovuto soprattutto alle attese necessarie fra una caduta
e la successiva); questo costituirebbe il principale problema
per chi debba fare indagini sugli effetti dell’usura,
che richiedono la prova di decine di spezzoni per ogni tipo.
Un metodo per aggirare questa difficoltà può
forse essere quello di fare prove DODERO su spigolo vivo,
ma con massa accresciuta in modo da portare in ogni caso alla
rottura, e misurare l’energia necessaria per la rottura
(cosa facile con la nostra strumentazione). Per questa prova
abbiamo attrezzato il nostro DODERO e a breve inizieremo le
prove sperimentali.
Siccome con la ricerca non si sa mai bene come si va a finire,
e poiché vi sono in ogni caso anche altri motivi per
essere interessati alle prove statiche, si è programmato
di studiare la possibilità di usare prove statiche
di resistenza a rottura, su spigolo sia arrotondato che vivo.
Si tratta di misurare il carico di rottura della corda (e
non solo questo) con una sola prova di trazione (su tre spezzoni)
a bassa velocità. Per questo scopo si è costruita
una delle macchine che qui si descrive.
Speriamo che le informazioni fornite dai metodi ora discussi
(prove DODERO e statiche, in entrambi i casi su spigolo standard
e spigolo vivo) non siano troppo discordi: questo ci consentirebbe
di dare una definizione più soddisfacente della resistenza
delle corde e forse di sostituire una prova statica alle più
complesse e dispendiose prove dinamiche. Dalla discussione
fatta all’inizio s’intuisce che si può
sperare di giungere a conclusioni favorevoli all’uso
della macchina anche per corde nuove, quindi ad un impiego
della macchina al di là di quelli che saranno i nostri
studi sull’usura, la cui durata è comunque prevista
in anni.

Fig. 1: Diminuzione della resistenza delle corde per
diversi tipi di uso (prove sperimentali).
Qualche dato sull’usura.
Numerose prove sono state fatte sia dalla nostra Commissione
sia da altri membri della UIAA, fra cui principalmente il
DAV (Pit Schubert) [6]. Queste prove sono riassunte in [11],
che rappresenta una estesa raccolta di dati relativi alla
riduzione di resistenza di una corda con l’uso. Tale
riduzione è valutata in base al numero di cadute sostenute
al DODERO, come già detto. Dalla Fig. 1, dedotta da
[11], si vede come un uso normale della corda ne fa diminuire
la resistenza: un uso pari a 10.000 metri di arrampicata ne
riduce il numero di cadute sostenute fino al 20% del valore
iniziale. Questo potrebbe far intendere che il carico di rottura
a cui si può rompere una corda usata possa anche essere
inferiore al “famoso” limite dei 1200 daN di cui
abbiamo fatto cenno. Si noti infatti che il valore di 1200
daN si riferisce ad una corda NUOVA. L’usura in genere
da un lato rende più rigida la corda e fa si` quindi
che la forza di arresto generata sia maggiore, mentre, dall’altro,
ne fa diminuire la resistenza.
Anche se un fatto importante si nasconde sotto la curva continua
di Fig. 1 (interpolazione dei dati di Pit Schubert), cioè
che essi valgono sia per prove su spigolo vivo che per prove
su spigolo arrotondato “standard”, questa prima
serie di risultati non può considerarsi sufficiente
per raggiungere gli scopi a cui si è accennato, cioè
una caratterizzazione metodologica dell’usura. Per questo
motivo, la CMT ha da tempo iniziato diverse attività,
tra le quali:
- impiego registrato “sul campo” di corde, trascrivendone
in veri e propri diari l’uso specifico (tipo e luogo
di impiego, metri di arrampicata, doppie, voli, moulinette,
ecc.), per una verifica a posteriori, una volta terminato
l’impiego, delle loro caratteristiche all’apparecchio
DODERO;
- modifiche del nostro DODERO per prove di caduta su spigolo
e misura del relativo assorbimento di energia;
- progetto e realizzazione di una macchina per l’invecchiamento
artificiale delle corde (che simula in modo misurabile il
passaggio ripetuto entro un discensore e l’eventuale
scorrimento su roccia);
- progetto e realizzazione di una macchina per la misura di
caratteristiche statiche delle corde.
Queste due macchine sono descritte con qualche dettaglio
nel seguito, riportando anche qualche risultato sperimentale
già ottenuto con il loro utilizzo.
La macchina a “trazione lenta”
Come detto, con questa macchina si intende, oltre che verificare
le proprietà statiche delle corde, stabilire un nesso
tra le caratteristiche “dinamiche” (forza di arresto,
numero di voli al Dodero) e il carico di rottura della corda.
Questa macchina, che si trova presso i laboratori della Facoltà
di Scienza e Tecnica delle Costruzioni dell’Università
di Padova, è mostrata in Fig. 2. Essa permette sostanzialmente
di porre in trazione, a velocità controllata (e in
ogni caso “bassa”), uno spezzone di corda misurando
contemporaneamente le forze applicate e l’allungamento
dello spezzone stesso.
Per realizzare queste funzionalità, la macchina è
stata equipaggiata con:
- un motore elettrico ed un sistema di ingranaggi per variare,
volendo, la velocità di trazione;
- una cella di carico per l’acquisizione della forza;
- una telecamera per la misura degli allungamenti.
La strumentazione di acquisizione, mostrata schematicamente
in Fig. 3, è collegata ad un PC che permette di configurare
opportunamente gli strumenti e di misurare e registrare durante
le prove le grandezze di interesse per successivo uso.
Per dare un’idea del tipo di misure che si ottengono,
in Fig. 4, 5 e 6 sono riportati tipici andamenti delle grandezze
di interesse. Vengono in particolare rappresentate in Fig.
4 le misure relative a tre spezzoni della stessa corda (corda
singola e nuova). Si noti come le prove sono ripetitive, mostrando
sostanzialmente le stesse prestazioni nei tre casi. Nel grafico
superiore viene riportato l’allungamento relativo della
corda dl/L in funzione della forza F applicata, mentre nel
grafico inferiore è riportato il rapporto F/(dl/L)
durante le prove (in pratica: il coefficiente elastico della
corda).
In Fig. 5 e 6 sono riportati esperimenti simili, ottenuti
però su corde di marche diverse e, per confronto, con
un cordino in kevlar (statico) di 5.5 mm di diametro. Si nota
dai grafici che le corde hanno caratteristiche ben diverse,
in termini di elasticità, di forze generate e di durata
dell’esperimento. Si noti in particolare l’andamento
della forza relativa al cordino in kevlar (curva rossa di
Fig. 6).

Fig. 2: Visione d’insieme della macchina a
trazione lenta.

Fig. 3: Schema di principio della strumentazione
della macchina a trazione lenta.

Fig. 4: Rottura di tre spezzoni diversi della stessa
corda.

Fig. 5: Prove su corde di marca diverse (blu, verde)
e su cordino in kevlar (rosso).

Fig. 6: Prove su corde di marca diverse (blu, verde)
e su cordino in kevlar (rosso).

Fig. 7: La macchina per l’invecchiamento delle
corde.
La macchina per “l’invecchiamento delle
corde”
In Fig. 7 è mostrata la parte principale della macchina
per l’invecchiamento artificiale delle corde. La corda,
che viene predisposta in modo da formare un lungo anello senza
nodi, viene trascinata a velocità costante entro un
sistema di pulegge ed un dispositivo che produce una forma
di attrito simile a quella di un discensore, in modo tale
che la tensione a cui è sottoposta sia costante e predefinibile
a piacere. In questo modo, è possibile “invecchiare”
artificialmente le corde in modo noto e ripetitivo, simulando
un uso in ambiente reale (notare che la corda può anche
essere fatta strisciare contro rocce o materiali abrasivi
in genere). Spezzoni di corda così usurata vengono
poi provati al DODERO ed alla macchina a trazione lenta per
verificare la riduzione di resistenza e la variazione delle
caratteristiche elastiche della corda rispetto ai valori per
corda nuova. Si stanno confrontando questi dati con quelli
ottenuti nell’uso “reale”, per verificare
fino a che punto l’usura artificiale costituisce una
riproduzione attendibile della realtà.
Grazie alle attrezzature qui brevemente descritte, e soprattutto
grazie al grande e professionale impegno di tutti i suoi componenti,
la CMT sta confermando a livello UIAA di avere un ruolo di
assoluto rilievo nello studio dei materiali e delle tecniche
per alpinismo, come dimostrato anche nei recenti convegni
internazionali da essa organizzati: a Torino (nel marzo 2002,
sul nylon e le corde dinamiche per alpinismo) e a Padova (nel
giugno 2002, sulle tecniche di assicurazione).
Riferimenti bibliografici
[1] P. Bellotti - “Quanto dura una corda d’alpinismo?”,
La Rivista del CAI, maggio-giugno 1995.
[2] M. Fermeglia - “Invecchiamento delle corde da alpinismo”,
Le Alpi Venete, primavera-estate 1995.
[3] G. Signoretti - “Senza una camicia coi baffi…
non ci rimane che l’anima!”, La Rivista del CAI,
maggio-giugno 1997.
[4] G. Signoretti - “Fino a che punto è lecito
alleggerire la sicurezza?”, La Rivista del CAI, luglio-agosto
1997.
[5] C. Zanantoni - “Le corde nel cassetto”, La
Rivista del CAI, marzo-aprile 1997
[6] P. Schubert - „Was halten nasse und vereiste Seile?“
Sicherheitskreis im DAV, Tätigkeitsbericht 1971-1973.
[7] G. Bressan, G. Signoretti - “Decadimento delle prestazioni
dinamiche delle corde per effetto dell’usura”,
Rivista della Montagna, n° 256 aprile 2002, CDA Torino.
[8] G. Signoretti - “Decadimento delle prestazioni dinamiche
delle corde per effetto dell’acqua e della luce solare”,
Rivista della Montagna, n° 255 marzo 2002, CDA Torino.
[9] G. Signoretti - “Corde e luce solare: una questione
di... colore!”, La Rivista del CAI, luglio-agosto 1999.
[10] G. Signoretti - “L’acqua che non ti aspetti”,
La Rivista del CAI, gennaio-febbraio 2001.
[11] G. Bressan “Wear of Dynamic Ropes: Experiences
on Practical and Simulated Usage”, 1o Convegno Internazionale
su “Nylon and ropes for mountaineering and caving”,
CMT - UIAA, Torino, 8-9 marzo 2002.
L'articolo è apparso su "La rivista del Club
Alpino Italiano", gennaio-febbraio 2002 (pag.77-83)
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